Settimana internazionale della donna: la voce alle attiviste indigene Maya Ch’orti

GUATEMALA. Nell’ambito della settimana internazionale delle donne, abbiamo intervistato due attiviste per la difesa dei diritti umani dell’area Maya Ch’Orti. Le donne intervistate sono Elfa Marina Escalante Vásquez, autorità indigena di Campanario Oratorio, e Yesenia Eunice Matínez, autorità indigena della comunità di Corozal Arriba. Quest’ultima sostituisce attualmente il sindaco di Corozal Arriba José Mendez Torrez, che insieme al tesoriere Melvin Alvarez García ed altri cinque compagni della comunità si trovano attualmente in carcere preventiva, vittime della criminalizzazione, in attesa del processo che si terrà il prossimo 25 maggio 2018.

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Santa Eulalia fête les dix ans de la consulta de Buena Fe

Le 29 août 2006, la municipalité de Santa Eulalia, dans le Nord du Guatemala, organisait la première consultation communautaire afin de se prononcer sur l’exploitation de son territoire. Dix ans plus tard,  un large public était réuni pour célébrer le dixième anniversaire de la consultation dans un contexte de criminalisation et de persécution des autorités ancestrales et des défenseur-e-s de l’environnement. Continue reading

Bonnes nouvelles de Las Pavas

Plan de retour et planification de construction d’infrastructures

Les 120 familles paysannes de Las Pavas, réunies au sein de la communauté agricole ASOCAB (Asociación de Campesinos de Buenos Aires), ont été expulsées une première fois de leurs terres en 2003. Durant les années qui ont suivi, elles ont à trois reprises tenté de revenir sur leurs terres, devant toutefois à chaque fois fuir à nouveau pour des raisons de sécurité. La quatrième et dernière expulsion a eu lieu en 2009 par les forces de sécurité de la société d’huile de palme Aportes San Isidro.

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La lotta contro il “Mega progetto idroelettrico di Xalalà”

Un tema cruciale nello stato del Guatemala, e più specificamente nella regione di Ixcan/Coban, è il conflitto socio-ambientale: popolazione e diritti umani sono minacciati da megaprogetti incrementati da imprese sostenute dal governo, in particolare dalla costruzione della diga di Xalalà sul fiume Chixoy, il terzo più grande dello Stato. Si tratta di un progetto idroelettrico mastodontico e la diga diverrebbe la seconda per capacità.

Il governo di Otto Pérez Molina (presidente dal 2012 al 2015) l’ha dichiarato una priorità per lo Stato senza verificare altri metodi alternativi, ne considerando l’impatto ambientale seppur, secondo uno studio del “Banco Interamericano de Desarrollo”, l’America Latina abbia un gran potenziale di fonti di energie rinnovabili locali. L’obiettivo dell’ex presidente Pérez Molina di: “contribuire allo sviluppo energetico sostenibile del paese con equità sociale e rispetto per l’ambiente”, ha generato sviluppo ma, nel contempo, ha violato i diritti umani dei nativi coinvolti. Negli ultimi anni questo conflitto si è esteso, aumentando le sfide alla giustizia sociale.

Il diritto dei popoli indigeni afferma che essi devono essere consultati per tutti i progetti che hanno delle conseguenze sulle loro vite e sul loro territorio, ma, purtroppo è spesso disatteso.

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La Caravana della dignità: per la resistenza e la libertà dei prigionieri politici del Nord di Huehuetenango

Articolo originale in spagnolo scritto da Gustavo Illescas, comparso ne “Centro de Medios Independientes” il 7 aprile 2016

Con lo slogan “siamo tutte e tutti il Nord di Huehuetenango”, l’Assemblea dipartimentale dei Popoli di Huehuetenango (ADH), insieme a diverse organizzazioni sociali e autorità comunitarie, sono partiti il 6 aprile dal municipio di Huehuetenango direzione municipio di Santa Eulalia, dove si realizzò la prima tappa. Per il giorno seguente, il 7 aprile, si celebrò il 3° anniversario della resistenza “Nuevo Amanecer” in Santa Cruz Barillas, ubicata nella comunità di Poza Verde.

La resistenza “Nuevo Amenecer” è nata in seguito al fatto che il governo dell’ex-presidente Otto Pérez Molina aveva imposto uno stato d’assedio in Sanza Cruz Barillas, nel maggio del 2012, dove si realizzarono violazioni ai diritti umani, incluse detenzioni illegali massive contro i leader del movimento q’anjob’al e a coloro che si oppongono ai progetti idroelettrici dell’impresa Hidro Santa Cruz SA (proprietà dell’impresa transnazionale spagnola Hidralia).

Nonostante le costanti assemblee comunitarie e ai documenti firmati dalle autorità locali, dove le comunità hanno espresso il loro rifiuto all’impresa, ciò non ha impedito di entrare abusivamente e violentemente al bacino del fiume q’an b’alam. Per questa ragione il 7 aprile 2013, le comunità hanno deciso di emulare la resistenza di “La Puya” e stabilire una resistenza pacifica nel cammino comunitario utilizzato illegalmente dall’impresa per arrivare al fiume. Tuttavia i lavoratori hanno continuato ad entrare ma il 22 aprile di quest’anno, in un’assemblea comunitaria dove si firmarono atti, gli impiegati si sono impegnati a non tornare finché la situazione non veniva chiarita.

I lavoratori, supportati dall’impresa, hanno presentato una denuncia contro Arturo Pablo Juan Francisco Juan Pedro e Adalberto Villatoro Hernandez, i quali, a causa di questa situazione si trovano in carcere preventiva dal 26 Febbraio 2015, accusati dei crimini di minacce, incitamento alla cospirazione, riunioni e manifestazioni illegali e, successivamente, sono stati aggiunti rapimento e sequestro.

L’8 aprile, la Carovana è arrivata nel vicino comune di San Mateo Ixtatán in cui le organizzazioni nazionali e internazionali per i diritti umani si sono unite, al fine di verificare la situazione dei difensori dei diritti umani. Gli obiettivi di una verifica a San Mateo Ixtatán è quello di ascoltare la denuncia delle comunità della micro-regione Ixquisís, le quali si sentono minacciate dall’azienda Promoción y Desarrollos Hídricos S.A. che, attraverso la società israeliana Solel Boneh, costruisce le idroelettriche San Andrés e Pojom II, sul bacino dei fiumi Pojom, Negro, Yalhuitz (Primavera), Varsovia e Palmira (terzo flusso). Le dighe sono proprietà della famiglia Rodas Marzano la quale ha ottenuto un prestito dal BID (Banca Interamercana per lo Sviluppo) attraverso la Corporazione Interamericana d’Investimenti (CII) per la costruzione.

In conclusione, la Caravana della dignità si propone per dare un appoggio solidale alle comunità in resistenza e documentare le violazioni dei diritti umani perpetrate dalle imprese PDHSA, Solel Boneh, la Polizia Nazionale Civile e l’esercito guatemalteco che dal 2014, è stanziato in una base militare nella stessa regione.

Anna, Guatemala, 13.4.16

Essere accompagnante internazionale dei diritti umani

In Guatemala sono presenti diverse ONG a sostegno e tutela dei diritti umani e della salvaguardia del territorio, fra cui ACOGUATE, attraverso la quale sono venuta a conoscenza della realtà del paese e del ruolo della cooperazione internazionale.

Sono trascorsi cinque mesi dal mio arrivo e il compito che mi è stato assegnato è quello di visitare le comunità assumendo il ruolo di accompagnante: gli operatori nella regione Ixcan/Coban, quella in cui sono ubicata, visitano le famiglie, si riuniscono con le autorità locali, scambiano informazioni, raccolgono testimonianze.

Le nostre uscite comportano una permanenza nei villaggi di due o tre settimane consecutive, visitando in media sei, nove comunità ogni volta. Una comunità può essere formata da trenta famiglie fino ad arrivare a cento. Al nostro arrivo ci presentiamo alle autorità locali le quali ci attribuiscono un alloggio: a volte dormiamo con le famiglie, condividendo il loro spazio, altre, invece, usufruiamo di scuole o infermerie.

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« Berta nous a appris à lutter pour la vie sans se laisser arrêter par la peur de mourir »

Interview de Tomas Goméz du Conseil civique des organisations populaires et indigènes du Honduras (COPINH) 1,

Lundi 14 mars 2016

Lors d’une interview récente, deux des filles de Berta Cáceres, dirigeante indigène lenca, combattante infatigable contre le modèle patriarcal colonial d’extraction des ressources, qui privatise et pie les biens communs naturels du Honduras, me disaient que la lutte de leur mère n’a jamais été quelque chose d’individuel, mais profondément enracinée dans l’organisation qu’elle coordonnait : le COPINH.

Berta a été attaquée et assassinée de manière lâche à l’aube du 3 mars dernier. Un coup qui a secoué la société hondurienne jusque dans ses bases et qui oblige, aussi bien le COPINH que l’ample spectre d’organisations sociales et populaires du Honduras, à repenser une stratégie unitaire pour faire face à cette nouvelle escalade de violence et de persécution.

La formation, samedi 12 mars, de l’Articulation populaire hondurienne « Berta Cáceres » avec pour but d’impulser un projet unitaire de mobilisation et de lutte, est une première réponse, à partir des mouvements sociaux, aux assassins de Berta. La grande mobilisation des peuples autochtones et noirs qui aura lieu ce jeudi 17 mars est une expression de plus de la volonté ferme du peuple hondurien d’exiger la justice.

Depuis que Berta Cáceres a commencé à se multiplier dans les luttes quotidiennes des Hondurien·ne·s2, Tomas « Tomasito » Gómez Membreño, actuel secrétaire d’organisation du COPINH, s’est maintenu aux côtés de la famille de la dirigeante indigène, pour exiger à l’unisson une véritable justice pour Berta, la sanction des responsables intellectuels et matériels, et la fin de la persécution du sociologue écologiste [mexicain] Gustavo Castro Soto3.

Pour le COPINH, il n’a pas été facile de gérer tout ce qui s’est passé cette dernière semaine, et cela ne le sera pas non plus à l’avenir. Néanmoins, l’organisation lenca assure être prête. « Berta nous a appris à lutter pour la vie, peu importe la peur à la mort. C’est cela que nous continuerons de faire ! », a exprimé Tomas Gómez.

Le coup a été dur. Comment le COPINH vit-il ce moment et comment il se réorganise ?

Cela a été un coup dur tant pour le COPINH que pour le peuple lenca et le monde entier. Nous sommes en train de nous réorganiser et recommencer de nouvelles actions. Le COPINH a toujours eu une forte dynamique de lutte et nous allons continuer ainsi, cette fois avec l’impulsion que nous donne le souvenir de notre camarade Berta Cáceres.

Notre lutte pour qu’il n’y ait plus de privatisation des biens communs naturels, et pour que tous ces projets de mort, hydroélectriques et miniers, s’en aillent de nos communautés. Les privatisations et les concessions [minières, hydro-électriques, etc.], ne génèrent que plus de violence, plus d’assassinats et plus de criminalisation de la contestation sociale.

Selon le COPINH, qui est responsable de l’assassinat de Berta ?

Nous savons que l’assassinat de Bertha répond à ces mêmes politiques de privatisation, impulsées par ceux qui sont disposés à accorder plus de concessions et vendre les ressources naturelles de notre pays. Ce sont les mêmes qui pensent qu’en assassinant la camarade Bertha Cáceres la lutte s’achève. Ils se trompent, parce que depuis sa mort nous continuons avec plus de luttes, plus d’actions, et nous allons nous maintenir mobilisés de manière permanente.

Est-ce que vous vous attendiez à cette escalade de violence ?

Notre organisation et Berta elle-même avons souffert des menaces répétées, des attaques, des attentats. Ils nous ont tout fait. Nous n’écartions pas la possibilité qu’ils puissent attenter à la vie de dirigeant·e·s du COPINH et des communautés lencas, comme cela s’était déjà produit à Rio Blanco4, et maintenant avec Berta.

A plusieurs occasions, le COPINH a accompagné les filles de Berta Cáceres, les seules autorisées à parler au nom de la famille, et ensemble vous avez dénoncé plusieurs irrégularités dans le cadre de l’enquête.

Dès le début, ils ont voulu criminaliser et désarticuler le COPINH, en présentant [l’assassinat de Berta] comme un crime passionnel ou le produit de conflits internes à l’organisation. La justice met en place une trame perverse pour accuser les membres du COPINH et ainsi le gouvernement se lave les mains, s’enlève le poids de la pression nationale et internationale.

Quel est l’héritage que laisse Berta ?

L’héritage qu’elle laisse au peuple lenca, au Honduras, au monde, c’est une lutte forte, tenace, pour faire plier ces entreprises nationales et internationales, ces institutions financières qui investissent dans des projets de mort, le financement des États-Unis aux pays du Triangle Nord (Salvador, Guatemala, Honduras) à travers l’Alliance pour la Prospérité, qui génèrent des ressources économiques pour la construction de barrages.

L’héritage que laisse Berta c’est le COPINH et sa capacité à continuer la lutte.

Après l’assassinat de Berta, tu n’a pas peur pour ta vie ?

L’assassinat de notre camarade Berta a dépassé les frontières et a eu un impact dans le monde entier. Néanmoins, la stratégie continue d’être la même : détruire notre organisation, en la divisant, en la criminalisant et lui coupant sa tête.

Après l’assassinat, ils ont essayé de m’impliquer ainsi que d’autres dirigeant·e·s, de nous arrêter, mais ils n’ont pas pu. Donc nous croyons que le prochain pas pourrait être de nous attaquer physiquement.

Je profite de l’occasion pour dénoncer qu’il y a quelques jours 4 hommes fortement armés, habillés en civil, sont venus me chercher à mon domicile. Heureusement je n’y étais pas.

J’ai peur, pourquoi le nier ? Mais je dois aussi poursuivre cette lutte que nous a laissée notre camarade Berta Cáceres. Elle nous disait toujours qu’elle avait peur des menaces de mort qu’elle recevait, mais qu’il fallait continuer la lutte, sans se laisser stopper par la peur de la mort.

Nous allons continuer son héritage.

Les organisations de la société civile appellent à une manifestation nationale pour jeudi et vendredi au Honduras

1 Par Giorgio Trucchi: http://nicaraguaymasespanol.blogspot.com.co/2016/03/honduras-bertha-nos-enseno-luchar-por.html.  Traduction et notes Sabine Masson (observatrice suisse sur place)

2 Allusion au fait que depuis l’assassinat de Berta, dans les mobilisations les gens ont clamé être « tous et toutes Berta » et des portraits d’elle ont surgi partout.

3 Gustavo Castro, seul témoin, était présent lors de l’assassinat de Berta et a été blessé. Il est actuellement retenu par les autorités honduriennes et empêché de sortir du pays.

4 En juillet 2013, des militaires ont ouvert le feu contre une manifestation de paysan·e·s indigènes contre la construction d’un barrage à Rio Blanco, tué un dirigeant lenca de cette communauté, Tomás Garcías, et blessé trois autres personnes.

L’accompagnamento nelle comunità del Guatemala

Attraverso queste foto voglio condividere con voi il mio quotidiano in quanto accompagnatrice dei diritti umani in Guatemala, e più specificamente nella regione Ixcan. Così avrete modo di impregnarvi della cultura, fare conoscenza con i suoi abitanti, lasciarvi condurre in questi paesaggi e essere coscienti delle minacce che la popolazione vive quotidianamente.

Anna, Guatemala, février 2016

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Verso il lavoro: un uomo si dirige al mercato per vendere prodotti. ©AVidoli2016.

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Educazione – divertimento. ©AVidoli2016.

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©AVidoli2016.

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“El baile del venado”: ballo tradizionale illustrando la conquista spagnola. ©AVidoli2016.

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©AVidoli2016.

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Le mie sensazioni all’arrivo in Guatemala

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IMG_2834Non è facile descrivere quali sono state le sensazioni che ho provato all’arrivo in Guatemala. Scendendo dall’aereo ho provato paura per l’inizio della nuova esperienza in una città sconosciuta, con l’incognita della collaborazione, lo scambio con cooperatori provenienti da molte altre culture e le sfide personali che questo comporta. D’altro canto prevaleva un senso di eccitazione nell’intraprendere l’attività con la popolazione locale, piena di curiosità verso la loro cultura, la lotta per il quotidiano, la loro realtà di vita.

Dopo due settimane di formazione, durante le quali noi nuovi abbiamo ricevuto informazioni di vario genere: politico, culturale, sociale, psicologico, siamo stati assegnati a delle regioni nelle quali è attivo il programma ACOGUATE, siamo diventati accompagnanti in sostegno delle rivendicazioni dei locali, del loro territorio e dei loro diritti.

Sono partita per la regione Ixcan, centro di interesse nel dibattito sulla politica energetica e l’uso delle risorse naturali. Il governo guatemalteco e le imprese transnazionali vorrebbero approfittare del potenziale idroelettrico della zona per costruire la seconda diga più grande dello Stato. Alcune comunità si oppongono alla rimilitarizzazione, adottando misure atte a garantire che le loro voci siano ascoltate. L’incremento della presenza militare è un segnale inquietante per gli abitanti in lotta per i loro diritti.

Noi affianchiamo due organizzazioni nella regione Ixcan: un’Associazione per la giustizia e la riconciliazione nel caso di genocidio e un’Associazione di Comunità per lo sviluppo, la difesa della terra e delle risorse naturali. Con un’altra cooperante visitiamo i loro villaggi, le loro case e ci riuniamo con le autorità locali. La lotta di queste persone prosegue da anni, mostrando il desiderio di giustizia e di vivere serenamente. Nonostante i 36 anni di conflitto interno queste comunità mostrano un livello di resilienza molto alto: è ammirevole vedere che nonostante il duro lavoro nei campi, la famiglia e gli altri impegni della difficile vita quotidiana, si ritagliano uno spazio per riportare pace e democrazia nel loro paese cha ha già tanto sofferto.

C’è molto da imparare e aspetto con impazienza i prossimi incontri per conoscere meglio le persone, il loro modo di vivere e i loro pensieri. In queste comunità abbiamo la fortuna di vivere a stretto contatto con gli abitanti: dormiamo con loro e mangiamo alla stessa tavola, compartendo storie sulle differenze culturali. La costruzione di un rapporto di confidenza e fiducia è un processo che durerà nel tempo, motivo per il quale ho deciso di restare metà anno nel paese.

Anna, Guatemala, 5 janvier 2016