STORIE DI FIUMI

Il Magdalena Medio è una regione confrontata con una massiccia produzione di petrolio, le numerose pompe petrolifere sono dislocate un po’ ovunque e rendono il paesaggio piuttosto desolante. Naturalmente le conseguenze dell’estrazione e della lavorazione del petrolio si percepiscono in maniera evidente sul territorio. Infatti, la qualità dell’aria è pessima e basta dare un’occhiata al fiume per rendersi conto di quanto sia inquinato. La città di Barrancabermeja fornisce un’immagine perfetta della fragile condizione ambientale del Magdalena Medio, l’impatto visivo delle raffinerie che sorgono in mezzo alla città è molto forte ed e difficile abituarcisi, anche dopo mesi che si vive in città. Alcune settimane fa un ricercatore dell’università ci ha accompagnato, con una canoa a motore, lungo il labirinto acquifero che circonda Barrancabermeja. È impressionante vedere come i fiumi che stanno nelle immediate vicinanze delle raffinerie siano praticamente neri e privi di vita.

In questo delicato contesto sono attive numerose organizzazioni in difesa del territorio, una delle quali si chiama “Movimiento Rios Vivos”. Questa organizzazione ambientalista è attiva a livello nazionale e si batte contro i danni socio-ambientali provocati dalle grandi imprese e in difesa del territorio. Per il secondo incontro nazionale il movimento ha deciso di organizzare un evento della durata di una settimana, dal 8 al 12 ottobre, per discutere dell’importanza di una transizione energetica verso un sistema di produzione e di consumo più sostenibile e democratico. Per l’evento, per cui era prevista la partecipazione di 300 persone provenienti da varie regioni della Colombia e da una decina di paesi esteri, il movimento ha chiesto il supporto e l’accompagnamento di PWS, PAS e SWEFOR. Quest’ultima è un’organizzazione svedese attiva nella promozione della riconciliazione in vari paesi del centro e del sud America.

Il primo fine settimana di ottobre ci siamo quindi recati, insieme a PAS e SWEFOR, nel piccolo villaggio di La Playa, dove era previsto un incontro con gli organizzatori dell’evento. L’obiettivo era elaborare un protocollo di protezione e sicurezza in maniera da minimizzare possibili situazioni di pericolo per i partecipanti. In totale eravamo una trentina di persone, tutte ospiti di una famiglia di pescatori molto attiva nella difesa del territorio. Infatti, La Playa è, o meglio era, un villaggio di pescatori situato lungo il Rio Sogamoso, un affluente del Rio Magdalena che è uno dei più lunghi e importanti fiumi in Colombia. Il villaggio si trova a valle dello sbarramento idroelettrico chiamato “Hidrosogamoso” di proprietà dell’impresa ISAGEN. La costruzione della diga è iniziata nel 2009 ed è terminata cinque anni piu tardi. La realizzazione dello sbarramento ha logicamente stravolto la vita degli abitanti di La Playa e dei villaggi situati lungo il fiume Sogamoso. La gente di La Playa ci ha raccontato di come le cose sono cambiate nell’ultimo decennio, il guadagno ottenuto con la vendita del pesce pescato nel fiume non è più sufficiente per vivere, molti abitanti hanno dovuto trasferirsi per cercare lavoro altrove e i pescatori rimasti sono pochi e anziani. Nelle immediate vicinanze del villaggio passa la strada principale che porta a Barrancabermeja, ai suoi bordi si vedono ancora le numerose bancarelle dove fino a qualche anno fa la gente si accalcava per comprare il pesce. Ora però sono desolatamente vuote e stanno per cadere a pezzi.

La foto di gruppo all’arrivo al Parco Camillo Torres dopo il corteo del movimento il venerdi sera.

La foto di gruppo all’arrivo al Parco Camillo Torres dopo il corteo del movimento il venerdi sera.

Quelle a La Playa sono state giornate particolarmente intense durante le quali abbiamo preso coscienza di diverse situazioni ambientali critiche, in varie regioni del paese. Infatti, gli organizzatori dell’evento provenivano da comunità diverse e ognuno ha raccontato i danni sociali e ambientali causati dalla massiccia estrazione di risorse prime. Le storie raccontateci erano cariche di emozioni, e i racconti si sono spesso mescolati alle lacrime, mostrando le contraddizioni di un progresso distorto. Alla fine della giornata, dopo cena, c’è però stato spazio anche per un po’ di svago. Abbiamo liberato la veranda da sedie, tavoli e flipchart usati durante la giornata per le riunioni e qualcuno ha acceso la musica. Non sono mai stato un grande ballerino ma quando alcuni ragazzi, provenienti da una comunità afro-colombiana della regione del Choco, hanno cominciato a ballare ho realizzato che ho la stessa mobilità di una quercia secolare. Finita la musica abbiamo piazzato le nostre amache e ci siamo goduti il meritato riposo cullati dalla brezza del fiume.

Terminato il lavoro a La Playa siamo rientrati a Barrancabermeja pronti per cominciare l’evento. Durante le prime giornate sono stati organizzati vari dibattiti, gruppi di discussione e tavole rotonde. La gente ha potuto condividere le proprie esperienze, molti hanno raccontato di come il progresso abbia sradicato il tessuto sociale e il senso di comunità. Agli abitanti di questi villaggi è stato promesso un futuro migliore grazie al progresso che avrebbero portato le dighe, le raffinerie e i pozzi petroliferi. Alla fine, il progresso è arrivato, inquinando e distruggendo la struttura sociale delle piccole comunità. Interi villaggi sono stati cancellati e la gente è stata cacciata con la forza, finendo a vivere nelle anonime periferia cittadine. I vecchi pescatori che partecipano all’evento raccontano del duro lavoro e delle difficili condizioni di vita che vi erano allora ma anche della grande varietà di pesce che era possibile pescare, del senso di libertà, dei forti legami comunitari e della semplicità della vita quotidiana. Quando si ascoltano questi racconti si prova un senso di ingiustizia e di tristezza per come le cose sono cambiate negli ultimi decenni.

Durante le tavole rotonde alcune comunità hanno cominciato a denunciare le loro preoccupazione di fronte a un nuovo rischio ambientale, il “Fracking”. Nell’ultimo periodo, anche nella regione del Magdalena Medio, alcune imprese hanno cominciato a sondare il terreno per progetti di questo tipo. Il Fracking è una tecnica di estrazione del petrolio invasiva che comporta notevoli rischi ambientali. Sostanzialmente, dapprima viene perforato il terreno per diversi chilometri e in un secondo momento, attraverso la pressione di acqua mescolata a sostanze chimiche, vengono provocate delle fratture nella roccia per agevolare la fuoriuscita di petrolio. Questo sistema rischia di provocare un inquinamento chimico delle falde acquifere da cui si preleva l’acqua potabile della regione. Per la regione del Magdalena Medio ciò rappresenterebbe l’ennesimo fattore inquinante.

Nella seconda parte della settimana si è cominciato a parlare di sistemi energetici alternativi che permettano di produrre energia in maniera più sostenibile e meno inquinante. Si è discusso dell’importanza di una transizione energetica verso un modello più sostenibile e democratico, come pure della necessità di un cambiamento culturale. Alcuni ricercatori presenti hanno mostrato come in molti paesi, alcuni dei quali importano energia dalla Colombia, il fabbisogno energetico sia spropositato e come investire in energia alternativa non sia ormai più sufficiente. È necessario un cambiamento più profondo, una maggiore attenzione al risparmio energetico. Durante tutto l’arco della settimana sono stati affrontati vari argomenti, alcuni ricercatori hanno ad esempio spiegato gli effetti positivi della decentralizzazione della produzione e della vendita, mentre altri hanno illustrato i benefici della sovranità energetica. Tuttavia, ritengo importante soffermarsi su due dei concetti menzionati durante l’evento, proprio perché utili nel dare una forma concreta alle teorie sulla transizione energetica. Il primo è la pressione popolare per migliorare gli strumenti legislativi necessari per una lotta istituzionale a difesa dell’ambiente, il secondo è la presa di coscienza della gente riguardo alla necessità di ridurre il consumo d’energia. Questi due fattori sono alla portata di ognuno di noi e fanno parte delle cose che si possono fare nell’immediato futuro.

L’evento si è concluso il venerdì sera con un corteo attraverso le strade di Barrancabermeja con lo scopo di sensibilizzare la gente sull’importanza della lotta all’inquinamento dell’acqua e dell’aria. Per strada molta gente sembrava interessata e qualcuno ha percorso un tratto a piedi insieme ai manifestanti. La determinazione del Movimento deve però fare i conti con la realità di una città dove molte persone lavorano nelle raffinerie di petrolio. La sensazione è che, nonostante le pessime condizioni ambientali in cui la popolazione di Barrancabermeja vive, non ci sia una reale volontà di cambiare le cose, soprattutto da parte delle autorità. Dall’altro lato sarebbe chiaramente troppo facile accusare gli operai che lavorano nelle grandi imprese petrolifere di mostrare scarso interesse per la difesa dell’ambiente. Sembra assurdo che una persona debba scegliere tra migliori condizioni di vita o lavoro. Questo paradosso mostra quanto sia necessaria una transizione energetica che permetta alla società di evolversi verso un modello energetico democratico e sostenibile anche a livello sociale.

Per concludere c’è un appunto che vorrei condividere, è inerente alle persone che ho avuto la fortuna di conoscere. Durante la settimana abbiamo potuto parlare con varie persone che hanno partecipato all’evento e tutte hanno mostrato una grande determinazione per la lotta per la difesa del territorio. Coloro che mi hanno particolarmente colpito sono stati gli organizzatori. Ho ammirato la loro tenacia e mi ha emozionato la convinzione e la forza con cui portano avanti questa lotta. Sono persone sensazionali, che si battono per le cose in cui credono senza timore delle conseguenze e sempre con un sorriso sulle labbra. Durante tutta la settimana, nonostante le difficoltà, i problemi e pericoli legati all’ organizzazione di un tale evento, loro erano sempre disponibili ad aiutare chi aveva bisogno, ad aspettare l’ultimo del gruppo e a condividere il proprio piatto con chi aveva ancora fame. L’ultimo giorno, vedendoli girovagare come fantasmi per via delle scarse ore di sonno mi sono chiesto perché lo fanno e se ne vale davvero la pena. Poi però basta girare un po’ per il paese per scoprire quante meraviglie sociali e naturali ci sono e ci si rende conto quanto sia importante difenderle.

Mattia Merzaghi, Novembre 2018, Barrancabermeja

 

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